In quel pomeriggio del 1992….. Tornato dal campo scuola, appena arrivato a casa, mia madre mi disse che un frate di Pompei era morto. Uno che conoscevo Dopo la doccia vado in parrocchia e chiedo a fra Innocenzo di chiamarmi Santo Domina. “Ma Santo è morto” fu la risposta Tornato a casa chiamai al telefono la mia futura moglie Adriana, ma anche lei non sapeva nulla. Il mio ricordo di Santo. Mi ricordo che appena 2 settimane prima di morire alla fine della S. Messa pomeridiana, ci incontrammo in sagrestia e vedendolo tutto sudato, era la fine di luglio, gli dissi se si sentiva bene. Santo mi rispose “Nicola, alla fine di agosto non ci arrivo” Cosa avesse voluto dire: forse un presentimento o forse… Mi ricordo i bei momenti trascorsi con lui, insieme ad altri capi del gruppo, ai campi estivi, ai pernotti della Co.Ca.. Mi ricordo la sua disponibilità al servizio, all’ascolto degli altri a mettersi in discussione sempre e con chiunque. Ma soprattutto non mi scordo mai i suoi occhi azzurri e il suo sorriso. Io non so perché la Co.Ca. del Messina 13 ha voluto istituire una borsa di studio, a favore delle vocazione cappuccine, ma sicuramente ognuno di noi che lo ha conosciuto ha un ricordo particolare di Santo “U papà”.
(Nicola Minutoli)
GRANDE PUFFOEra cosi che noi chiamavamo questo simpatico frate che ogni anno si materializzava come per miracolo in prossimità dei mesi estivi,per condividere con noi il lavoro,le gioie e tutti quei momenti che fanno di un C.E. un’avventura unica. Il primo ricordo che mi viene in mente è legato al mio secondo campo da esploratore, Macchia dell’orso,mi sembra ancora di vederlo in una enorme spianata ricoperta da felci,con il suo falcetto in mano,a invogliarci a lavorare,impresa veramente difficile, come unica ricompensa 1 minuto in più sotto la doccia calda o meglio tiepida,ah dimenticavo,lui era il “Signore delle docce”,in un epoca lontana dove ancora non esistevano gli scaldabagni,Santo troneggiava sull’impalcatura che reggeva i fusti,e non so come,faceva lavare 30 ragazzi(diciamo un po’ sporchi) con 100 L. d’acqua in 20 minuti. Un altro episodio(che veramente non mi fa molto onore) è associato ai miei primi anni di Clan;durante l’ultimo fuoco di campo,dove i ragazzi del reparto avrebbero fatto il passaggio in Alta Sq.,io e i miei degni (o meglio “indegni”) compagni di merende (taccio sui nomi per paura di ripercussioni,uno di questi è magistrato) ci appostammo al limitare del bosco,mimetizzati meglio di un camaleonte,per intercettare quelli che si allontanavano e poter compiere quel rito di passaggio,effet- tivamente un po’ barbaro chiamato “salatura”,non mi addentro nei particolari,diciamo che restava solo un lieve bruciore ma senza danni permanenti,anzi se è vero che il sale conserva forse qualcuno ne avrà tratto beneficio……,fatto sta il buio,l’ora tarda,un po’ di vino,non ci accorgemmo che il nanetto che veniva verso di noi con la torcia spenta,non era un esploratore,bensi Santo,ce ne accorgemmo appena in tempo,e nel giro di 45 secondi eravamo nelle nostre tendine convinti che nessun occhio umano ci avrebbe potuto riconoscere,l'indomani capimmo che ci eravamo sbagliati di grosso.Non continuo perché spero che questa pagina poco felice della mia vita scout venga cancellata in fretta(non vorrei che mi sia d’intralcio nella scalata ai vertici dell’associazione),anche se c’è qualcuno,vero Giovanni??? che non perde occasione di ricordarla. L’ultimo flashback è anche il più recente,Route dei Nebrodi,percorsi bellissimi,tanta fatica (ancora non mi spiego come un quarantenne fumatore,un po’ appanzato,ci potesse regolarmente lasciare alle spalle,specialmente quanda si trattava di doversi arrampicare per salite davvero dure ),lungo la strada sgorgavano tantissime “polle” d’acqua fresca e molto invitante,in una di queste bevettero Santo e altri due ragazzi, Vittorio e Fabrizio,fin qui niente di strano direte voi,ma quello che successe la notte è meglio tralasciarlo,dico solo che entrambi si sono dovuti alzare ( o meglio scappare) dalla tenda almeno 6-7 volte,e ogni volta tornavano sempre più pallidi e sconvolti,il russare che proveniva dalla tenda di Santo stava a significare che sul suo intestino il batterio killer non aveva avuto alcuno effetto. Volutamente in questo mio personale ricordo ho scelto episodi divertenti,lascio ad altri più bravi di me il compito di tracciare un quadro più serio,proprio per sottolineare la capacità che aveva di trasmettere “grandi cose” attraverso “piccoli gesti” e sempre con il sorriso sulle labbra. Il compito di questa Comunità Capi e di tutto il gruppo è quello di non disperdere l’enorme bagaglio che ci ha lasciato,e far si che ogni lupetto,guida,esploratore,rover, scolta,genitore e capo che passi per la prima stanza sappia chi era quell’uomo che ci sorride,e si senta anche più sicuro perché noi del Messina 13° abbiamo un amico che da lassù ci indica con il suo inseparabile bastone la STRADA da seguire.
Orso Spaziale
Dedicato a fra Santo Domina
Quando apparve fra Santo Domina tra di noi esploratori “già esperti” (avevamo 15 -16 anni), venivamo da un periodo in cui i frati-studenti si succedevano anno dopo anno: cataldo, Antonio Sofia, Antonio Raimondo… Noi tutti li vedavamo come bravi giocatori di calcio non come futuri bravi sacerdoti. Per Santo, senza nulla togliere agli altri il discorso è ben diverso: lo scoutismo gli si incollò addosso: divenne l’Assistente Ecclesiastico “Moderno” (inizialmente all’ombra di padre Angelico di Marco) che tutti avrebbero voluto. Era fratello, amico, capo, operaio, sacerdote e, chi più ne ha ne metta: ERA E SAPEVA TUTTO. Raccoglieva quello che Kipling definì: “…quando saprai fare tutte queste cose, finalmente sarai uomo figlio mio”. Lui diventò uomo, servì sempre gli altri e, noi che lo abbiamo conosciuto bene, possiamo testimoniarlo. Era l’esempio per i lupetti, gli esploratori, rovers ma, soprattutto per noi capi che ahimè, spesso e facilmente pensiamo di essere per i nostri ragazzi irraggiungibili, impenetrabili, inattaccabili. Lui era disponibile, aperto, leale ma estremamente deciso e fermo nelle sue azioni: sapeva cosa fare in ogni momento e, raramente anzi..forse mai, perdeva la calma (tutt’al più incrementava la sua dose quotidiana di sigarette). La sua esperienza con noi iniziò nel 1975/1976, entrò nel gruppo insieme a Fra Antonio Sofia ed insieme collaborarono l’uno al reparto e l’altro al branco fino al 1982 circa, anno in cui impose la presenza di Giovanni Turrisi. Nel frattempo anche santo prese i voti, in massa andammo al santuario di Gibilmanna per festeggiarlo e, continuò imperterrito, sempre più presente (anche in zona) partecipando regolarmente alle uscite, pernotti, campi e tutte le attività in genere: non ci fece mai saltare una messa (e con due sacerdoti in gruppo chi fu più fortunato di noi in quel periodo!) Lavoratore instancabile, non dimenticherò mai il lavoro fatto per pulire l’area di Piani di Zervò al campo estivo del 1985: ad un tratto scomparve (detto e fatto) armato di machete, in un mare di felci (nettamente più alte di Lui che era soprannominato, non a caso, il Grande Puffo) e ne uscì una decina di minuti più tardi dopo aver aperto un varco dicendo: “adesso si può passare”. Ci aveva aperto una strada. Il Suo cammino con noi si interruppe improvvisamente nel 1992 ma siamo sicuri che da lassù il suo dito sia sempre puntato verso quella “strada” (giusta) che Lui, come fece a Zervò, ci aprì ed indicò facendoci arrivare alla meta. Aquila della notte 60
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